La SUPERCOMPENSAZIONE

Dopo più di vent’anni trascorsi a fare l’istruttore, devo dire che trovo quasi buffo che le domande riguardanti il “mondo fitness” siano ciclicamente le stesse; effettivamente pur essendo ormai sdoganato, l’ambiente palestra vive ancora di luoghi comuni, di “si dice” e, ahimè, un po’ di ignoranza…Per chi come noi ha fatto della propria passione una professione è chiaramente frustrante doversi scontrare, sempre troppo spesso, con malsane teorie di praticanti di vecchia data (che oggettivamente si scostano dalle recenti novità su metabolismo e biomeccanica) o fantomatici allenamenti che rimbalzano dal cugino dell’amico che conosce Schwarzenegger, alle schede che ogni tanto appaiono tra le mani di “aspiranti Mr. Olympia”. Senza dimenticare il mio ruolo (lungi da me l’idea di erigermi a detentore della verità assoluta) e ringraziando il nostro Diego per il suo entusiasmo e la sua curiosità che mi hanno stimolato ad iniziare questi articoli, vorrei provare a dare qualche nozione in più a chi si appresta ad intraprendere l’avventura in palestra o a chi è già compagno di lungo corso ma vorrebbe conoscere meglio alcune dinamiche di questo strano e meraviglioso mondo. Ecco perché parleremo di SUPERCOMPENSAZIONE. La supercompensazione infatti è un processo di reazioni fisiologiche in risposta all’allenamento, che ha come risultato il raggiungimento di un potenziale fisico superiore rispetto a quello che si aveva prima dell’allenamento. Ma come funziona? Durante l’allenamento il corpo umano raggiunge un certo livello di AFFATICAMENTO, causato dalla deplezione delle scorte energetiche, dall’acido lattico accumulato e dallo stress psicologico. In queste condizioni si ha un’alterazione dell’OMEOSTASI, cioè di quella condizione di equilibrio ottimale in cui il corpo si trova in situazione di riposo.
Dopo ogni sessione di allenamento, durante il riposo, si verifica una compensazione nella quale le riserve energetiche e le potenzialità neuro-muscolari vengono ripristinate e la curva, precedentemente scesa sotto il livello normale, comincia a risalire verso la condizione di omeostasi, superandola e permettendoci di allenarci successivamente partendo da un livello più alto del precedente.
Supercompensazione
In pratica: se una casa (corpo umano) durante un terremoto (allenamento) subisce dei danni, il muratore (riposo) rinforzerà la struttura con cemento, mattoni e ferro (supercompensazione) per renderla più resistente in caso di nuovi terremoti. Il compito del “bravo” istruttore è quello di preparare un allenamento (terremoto…) che sia superiore al meccanismo di compensazione del corpo umano, in modo che il continuo stimolo porti alle modificazioni dell’apparato locomotore volute dall’atleta. Tuttavia, anche lasciare troppo tempo di riposo per la supercompensazione può essere deleterio e portare ad una involuzione nelle capacità di allenamento, in quanto il nostro corpo tendendo sempre all’omeostasi, porterebbe a vanificare una buona parte dei nostri sforzi. In breve: se devo trasportare 20 persone da una città ad un’altra utilizzo un autobus (grande, pesante e dispendioso) ma se le persone che devo trasportare sono 3 non ha senso che io utilizzi lo stesso mezzo, opterei per una macchina utilitaria (piccola, leggera ed economica). Quindi se il tempo di riposo viene programmato in maniera corretta, si dà la possibilità all’organismo di recuperare tutte le scorte energetiche perse e di acquisire quel “qualcosa in più’ che fa la differenza, e, nel contempo, le fibre muscolari “rotte” durante l’allenamento si ripristinano più forti, ipertrofiche o resistenti a seconda della specificità dello stimolo allenante procurato.
La strategia vincente, dunque, è quella di inserire alle fasi di CARICO (pesanti) delle fasi di SCARICO (più leggere), e, nelle fasi stesse, anche allenamenti meno intensi ad allenamenti più impegnativi, che permettano al corpo un recupero costante e proficuo. Concludendo, bisogna sempre ricordare quanto sia fondamentale, ai fini dell’allenamento, non maltrattare il proprio corpo pretendendo che funzioni come una macchina e soprattutto evitare che questi raggiunga il punto di non ritorno…il famigerato SOVRALLENAMENTO…ma…quello è un altro discorso…